IL RISOTTO DELLA MARCHESA MAIRONI 

Milano, 15 novembre 2020

Gentili Insegnanti,

come forse ricorderete, il Collegio dei Docenti del 27 ottobre, pressato dalla necessità di discutere e decidere sulla sospensione della didattica in presenza, non è riuscito ad affrontare il punto dedicato al Piano di Miglioramento.

È stato un peccato, perché il Nucleo Interno di Valutazione, coordinato da Federica Pozzi e Monica Viapiana, aveva preparato un primo abbozzo di riflessione sul tema che, a mio giudizio, dovrebbe incardinare il Piano di Miglioramento 2020-2023: quanto del vasto lavoro che abbiamo fatto in questi difficili mesi del 2020 deve essere proiettato nel nostro futuro professionale più immediato? L’intenzione era ed è quella di provare a guardare oltre.

Esprimo di seguito alcune mie valutazioni che spero possano costituire lo spunto per un confronto costruttivo.

Nuove competenza tecnologie  sono state sviluppate sotto l’incalzare  dell’emergenza: che cosa  ne resterà? A parte le seggiole a rotelle, che agitano più i giornalisti che noi a scuola, quali sono stati gli apporti più promettenti di questi mesi?

Alcuni sono essenziali ma anche al di fuori della nostra portata di intervento: aver finalmente cominciato ad accettare l’idea di classi più piccole, anche a prescindere dalla presenza di DVA; aver promesso l’assunzione di un maggior numero di professori; aver ricominciato a investire somme importanti nelle strutture scolastiche.

Ma altre novità sono alla portata delle decisioni che gli Organi Collegiali della scuola possono prendere, nell’ambito dell’autonomia didattica ed organizzativa: lo scaglionamento degli ingressi in due momenti, l’alternanza tra lezioni in presenza ed a distanza sincrone, l’uso delle lezioni asincrone, il lavoro agile (riunioni ed una parte delle lezioni da casa).

Quanto di questo 2020 è giusto ed utile che rimanga nella scuola?  La risposta non può essere ideologica, né in senso positivo né in quello negativo.

Parallelamente, bisogna domandarsi quanto del sistema in vigore fino allo scorso febbraio vada salvaguardato e quanto invece del passato si possa serenamente lasciar andare.

Ho affermato in uno di primi Collegi che appena passata la pandemia saremmo tornati all’ “usato sicuro”; poi, mi è parsa una proposta insufficiente. Sarebbe un errore infatti auspicare che la nostra scuola diventi un piccolo mondo antico, come quello che Fogazzaro descrive riunito nella villa di Cressogno, intorno al risotto e tartufi imbandito dalla Marchesa Maironi, che “sapeva praticare l’arte insolente della sordità come tutti coloro che assolutamente vogliono un mondo secondo il proprio comodo ed il proprio gusto”.

Le idee di innovazione, quando sono valide, non vanno lasciate a chi le impugna per additare l’obiettivo della scuola come una specie di grande agenzia di collocamento lavorativo. Siamo anche ma non solo questo.

Noi del Frisi, ad esempio, dobbiamo badare a salvaguardare una grande tradizione di inclusione che, partita dagli allievi diversamente abili negli anni ’70 dello scorso secolo, quando era quasi escluso che questi potessero conseguire il Diploma di Maturità, si è estesa nei decenni, anche con lo sviluppo dell’Istruzione degli Adulti e della scuola in carcere.

Quanti vorranno dare un contributo di idee che elaborate  e/o  di materiale che trovate, potranno scriverne a federica.pozzi@iisfrisi.it

Vi ringrazio per l’attenzione e cordialmente vi auguro buona domenica.

Luca Azzollini